ATTO UNICO
di Lorenzo Trombini
Perché di spettacoli "woke" non se ne può più
Venerdì 22 maggio, 20.45 Teatro delle Ali: va in scena ATTO UNICO, lavoro finale delle meravigliose classi di teatro dell'Accademia Arte e Vita di Breno
Atto unico è un lavoro inclusivo, figuriamoci se a teatro ci permettiamo di essere discriminatori. Tuttavia non ammicca ad alcuna minoranza, per un motivo molto semplice: non se ne può più di andare a vedere spettacoli, saggi, lezioni aperte e rappresentazioni in cui c'è sempre il messaggio inclusivo appiccicato al solo fine di far sembrare uno spettacolo mediocre un lavoro quasi accettabile. Così facendo non esiste alcuna inclusività di nessuna minoranza. Esiste solo il fare i tolleranti a tutti i costi perché si fa fatica a mettere in scena qualcosa di guardabile. Mai attuali come ora sono le parole di Ionesco: Se è assolutamente necessario che l'arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire a insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente, e che è indispensabile che ce ne siano.
Il testo
Il testo risale al 2019; pur con qualche lieve aggiustamento: racconta l'allestimento del lavoro finale di una classe di teatro, tra allievi attori insopportabile e una regista di pessimo carattere che fatica a tenere assieme tutto, oltre che a contenere le velleità artistiche dei suoi allievi. Raccoglie citazioni di Shakespeare, Plauto, Ionesco, Stanislavskji e altre eccellenze mondiali della drammaturgia e del teatro.
La scuola
Cosa rende speciale una scuola di teatro come l'Accademia Arte e Vita, la struttura? Cosa rende meravigliosa una sala da spettacolo come il teatro delle Ali, le dotazioni tecniche?
Forse sono anche queste cose, ma sono solamente la minima parte. Ciò che davvero rende speciali questi posti sono le persone che li frequentano, settimana dopo settimana. L'Accademia è fatta di ragazzi, uomini e donne che portano qui ogni aspetto del loro essere, e a quell'aspetto possono dare libero sfogo durante tutto l'anno. Tutto l'anno, sì, perché il lavoro finale che vedrete stasera occupa solamente la minima parte dell'anno accademico. Qui si impara, si suda, ci si sporca le mani e si fanno lavorare corpi.
La rappresentazione
Portare sé stessi a teatro richiede tempo e pazienza, per questo la costruzione della rappresentazione è durata solamente poco più di un mese. Questa è una scuola di teatro e il nostro compito è insegnare a recitare, non è investire quasi un anno intero sull'allestimento del saggio finale.

Ma nonostante questo, sera vedrete un lavoro finale coi fiocchi. Perché i nostri allievi sono in grado, in poco tempo, di adattarsi a qualsiasi condizione. Un mese per costruire tutto, ma non è un mettere le mani avanti. Non sopporto chi definisce i propri allievi "poveretti da palcoscenico" e invita il pubblico a essere clemente con loro.
Siate giusti, giudicate con obiettività. Sono attori, non poveretti. Se li giudicherete con una visione eccessivamente woke, eccessivamente buonista, farete loro un torto e non onorerete il loro lavoro
Il woke a tutti i costi
Non se ne può più di vedere Biancanevi che di neve non hanno nulla. Non se ne può più di nani digitali al posto delle persone in carne e ossa. Non se ne può più di asterischi al posto delle lettere, non se ne può più del politically correct a tutti i costi, che alla fine diventa politically correctness. Non unisce. Divide.