DICA TRENTATRÉ

Una rappresentazione multisensoriale 

15 interpreti (riducibile)

Dica trentatré Si occupa di medicina: di malati gravi, meno gravi, di finti malati, di medici, di finti medici, di medici che forse farebbero meglio a fare altro, di pazienti che pazienti non sono affatto.

Perché ho scritto "Dica 33"

La pigrizia non mi consentirebbe di scrivere, ma le classi di teatro avevano bisogno di un testo teatrale con cui andare in scena, quindi mi sono messo di fronte alla tastiera del computer e ne è uscito questo copione teatrale.

Come si può già intuire dal titolo si parla di medicina. Infatti, un tempo i dottori erano soliti far dire al paziente "trentatré". Perché? Vorrei potertelo dire, anzi... vorrei poterti dire che lo scoprirai nel copione, ma non è così. Però nel copione scoprirai un modo leggero e molto divertente di affrontare l'argomento medico.

Infatti, quando si hanno dei problemi di salute ci si rivolge al medico... se i problemi sono più gravi occorrono consulti specialistici. Insomma, occorre mettersi nelle mani di qualcuno che ha molto studiato nella speranza che: Sia di buon umore; Sia lucido; C’azzecchi. Perché, siamo sinceri… come molti altri studi la medicina non è proprio una scienza esatta, o quantomeno completa.

Negli anni ‘50 un tale prof. G. Viale suggeriva di “concedere largamente l’uso dello zucchero ai bambini”. Oggi qualunque pediatra o dentista rabbrividirebbe sentendo una frase del genere. Passa il tempo e la scienza si affina. Tra una cinquantina d’anni i nostri pronipoti inorridiranno delle pratiche mediche in uso oggi e strapazzeranno i nostri (a volte boriosi) luminari.

Allora perché non levarsi la veste da semidei con cui alcuni professoroni incedono per i corridoi degli ospedali e cominciare a ragionare come i pedestri? Perché non cominciare ad ammettere di avere, talvolta, sbagliato abbandonando la presunzione di avere la verità in tasca?

A chiunque poi sarà capitato di avere mal di pancia. Il gastroenterologo dirà che è di sua competenza, l’urologo anche, il ginecologo pure. Nella speranza che non ci si metta il proctologo, o peggio, lo psichiatra. Oggi gli psicofarmaci vanno via come il pane.

I pazienti poi, con le menti ottenebrate dai social network, ci mettono del loro. Anche quando malati non sono. La carne rossa no, è cancerogena. I carboidrati fanno male. I vaccini sono pericolosi. L’omeopatia è l’unica soluzione. Nel frattempo (i pazienti) passano le giornate in auto, in ascensore, fumano come ciminiere e poi si lavano la coscienza andando in palestra un paio d'ore alla settimana. A ben pensarci è uno strano mondo…

Questo è il terzo testo consecutivo sul lavoro: il primo era sugli attori, sui registi e sui direttori artistici (Dentro); il secondo era sugli operatori di call center, sui manovali, sui farmacisti (Il lavoro nobilita).

Con "Dica trentatré" ci occupiamo di medicina; non si può non citare Molière: “…in data venticinque, una buona medicina purgativa e corroborante, composta di cassia fresca, senna levantina, eccetera, secondo la ricetta del dottor Purgone, per espellere ed evacuare la bile di sua Signoria, quattro franchi”.

La rappresentazione è multisensoriale. Al pubblico sarà chiaro solo dalla scena seconda.

Dica trentatré, durata trentaré minuti, tu a che ora lo metteresti in scena?

Il copione è disponibile su Amazon, sia in formato Kindle che in formato cartaceo. Visita la mia pagina autore, dove trovi tutte le pubblicazioni!

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